Emergenza Acqua – La stampa

Ecco cosa hanno scritto i quotidiani in questi ultimi giorni sul problema dell’inquinamento dell’acquedotto civico di San Felice del Benaco.


Il Brescia
del 30 giugno 2009, pag. 24
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Il Brescia del 26 giugno 2009, pag. 26
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Il Brescia del 25 giugno 2009, pag. 22
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Corriere della Sera
Acquedotto inquinato: la Procura apre un’inchiesta

San Felice del Benaco

«Avvelenamento delle acque»: è l’ipotesi di reato, a carico di ignoti, formulata dalla Procura per far luce sull’inquinamento dell’acquedotto di San Felice del Benaco che ha causato gastroenteriti e attacchi di vomito, diarrea e nausea a 1.300 persone. Responsabile dei disturbi, come accertato dall’Asl, il batterio Clostridium perfrigens. Sarà compito dei carabinieri dei Nas effettuare tutti i controlli e le verifiche per stabilire le eventuali responsabilità. La contaminazione ha già avuto pesanti e negative ripercussioni anche sul turismo.

Il Giorno (Bergamo – Brescia)

Ipotesi di avvelenamento

La procura vuole scoprire l’origine dell’infezione

SAN FELICE DEL BENACO

di MARIO PARI

SUL FATTO CHE CI fosse un’inchiesta aperta, nessuno aveva dei dubbi. Ora però si sa anche che, per la contaminazione dell’acquedotto di san Felice del Benaco, il reato ipotizzato ha un nome decisamente inquietante: avvelenamento d’acqua. Non bisogna, in realtà pensare, a persone che con il secchiellino in mano sono andate a gettare batteri nelle condutture. UNA COSA del genere si legge in Sandokan: è stata resa famosa dal film con Kabir Bedi, ma sembra non potersi configurare come ipotesi verosimile per San Felice del Benaco. Sono stati ben in 1.200 ad essere colti dalla gastroenterite e in tanti si sono rivolti anche agli ospedali della zona. Per almeno un caso, tra coloro che non si sono sentiti bene, si è reso necessario un approfondimento delle cure nel reparto degli infettivi dell’Ospedale Civile di Brescia. A FRONTE DI tutto ciò, però, bisogna tenere presente che l’ipotesi di reato per cui la Procura di Brescia ha aperto un fascicolo è quella a cui sempre si ricorre in questi casi. L’avvelenamento, e di fatto nessuno può negare che vi sia stata contaminazione, può aver avuto diverse origini. Si va da un possibile inquinamento della falda, a disfunzioni dell’acquedotto. Questa al momento sembra essere l’ipotesi che maggiormente riscuota i maggiori interessi in termini di approfondimento. A FRONTE DI tutto ciò, a San Felice del Benaco, uno degli angoli più belli del Garda, ci sono almeno due certezze. La prima è che le istituzioni hanno fatto il possibile per arginare il danno alla comunità, arrecato in un momento tanto delicato. Sia l’Amministrazione comunale che l’Asl si sono attivate concretamente per aiutare i cittadini e i turisti. Ma nonostante questo, e si viene al secondo punto, non c’è dubbio sul fatto che la stagione turistica ne esca, comunque, massacrata. Il perdurare dell’infezione e del divieto di potere utilizzare l’acqua per cucinare, mangiare e bere ha fatto scappare i turisti stranieri e anche quelli italiani. LE INDAGINI, in Procura sono coordinate dal Pm Paolo Abbritti, uno dei magistrati che compongono il pool competente per i reati di natura ambientale. Nelle ultime ore sembra esserci stato un calo dei malori e dei viaggi al pronto soccorso. Le prossime sono certamente le ore in cui si vorrà sapere con certezza in che modo il batterio è potuto finire nell’acqua distribuita dall’acquedotto.

Giornale di Brescia

San Felice La Procura indaga sull’acqua contaminata

Fascicolo a carico di ignoti. Si ipotizza l’avvelenamento colposo. Asl e Garda Uno: pareri discordi sulle cause patogene

Acqua contaminata: ipotizzato l’avvelenamento colposo

SAN FELICE. Sul caso dell’acqua contaminata è in campo la magistratura. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo a carico di ignoti in cui si ipotizza il reato d’avvelenamento colposo dell’acqua. Titolare dell’inchiesta è il sostituto Paolo Abritti. L’obbiettivo degli accertamenti è comune, ma finalizzato all’accertamento di eventuali responsabilità penali, a quello di altri organismi impegnati a fare chiarezza sulle circostanze della contaminazione e sulla provenienza del Clostridium perfrigens, il batterio sul banco degli imputati per aver innescato le centinaia di casi di malesseri gastrointestinali che hanno colpito più di mille persone. Con l’acquedotto finito al centro degli accertamenti con il divieto, operativo da mercoledì 16 giugno, di utilizzare a scopo alimentare, anche dopo averla bollita, l’acqua erogata. Disposizione attuata con l’ordinanza emessa e firmata dal sindaco Paolo Rosa.
Intanto San Felice continua a vivere in emergenza: il divieto di utilizzare l’acqua per usi alimentari resta in vigore. L’opinione pubblica è in bilico fra gli esiti delle analisi dell’Asl (che ha individuato nell’acqua il batterio potenziale responsabile della sintomatologia sofferta da oltre un migliaio di persone) e la posizione dell’ente gestore dell’acquedotto, il «Garda Uno» che ancora ieri sera, in base a quanto certificato, si chiede: «Ma siamo proprio sicuri che colpevole sia l’acqua?».
L’emergenza è in atto da mercoledì 16, da quando con ordinanza urgente il sindaco Paolo Rosa, ha vietato l’uso dell’acqua a scopo alimentare. Da allora la gente si approvvigiona di acqua potabile da autobotti. E da allora, concordati con l’Asl, sono partiti i primi interventi sull’acquedotto: una radicale opera di sanificazione e disinfezione dell’intera rete, che si è conclusa domenica.
Ora, l’attesa. Dagli esiti di quei campioni, che dovrebbero giungere domani, mercoledì se tutto fosse a posto, l’Asl potrebbe già chiedere la revoca dell’ordinanza del sindaco, e quindi l’acqua potrebbe ricominciare ad essere utilizzata, anche in cucina. Qualora ci fossero, ad esempio, alte concentrazioni di cloro – dicono dall’Asl – i rubinetti potrebbero essere invece aperti ma con precise indicazioni da parte delle stesse autorità sanitarie. (Adonella Palladino)

Brescia Oggi

«Nell’acqua cerchiamo anche altri patogeni»

Con il passare dei giorni il rebus dell’acqua infetta a San Felice sembra complicarsi anzichè risolversi. Basta confrontare le opposte dichiarazioni del presidente di Garda Uno Mario Bocchio e del direttore generale dell’Asl Brescia Carmelo Scarcella, per rendersene conto, Per Bocchio le analisi sull’acqua sono a posto, per Scarcella presentano delle criticità e oltre al clostridium vanno indagati altri agenti biologici.
«Si sta cercando di definire in modo chiaro se ci sono altri agenti biologici, oltre a quello accertato, che abbiano potuto contaminare l’acqua – spiega Scarcella -. Su questo punto stanno lavorando i laboratori di sanità pubblica dell’Asl ma anche della Regione e dell’istituto zooprofilattico». Le analisi sono molto complesse, richiedono tempo. E il responso sull’acqua «sanificata» arriverà solamente domani. Quando si potrà tornare ad utilizzare i rubinetti di casa? Tra domani e giovedì o ci vorrà più tempo? «Non credo sia possibile il ripristino della normalità per giovedì. Le operazioni di sanificazione sull’acquedotto renderanno l’acqua non utilizzabile per ancora qualche giorno». Nel frattempo quindi resta in vigore l’elenco dei divieti emesso dall’Asl venerdì (vietato l’utilizzo alimentare e civile dell’acqua) al quale si è aggiunta una nota di ieri dell’Asl (www.comune.sanfelicedelbenaco.bs it). Scarcella sottolinea che l’Asl si è mossa correttamente dal punto di vista tecnico e burocratico: «Abbiamo seguito la prassi che si attua quando si verificano fenomeni di questo tipo: un’indagine epidemiologica sulla popolazione, indagini sulle opere di presa e una valutazione tecnica degli impianti. Alcune criticità sono emerse e per questo vi saranno valutazioni da parte delle autorità competenti. Del caso se ne sta occupando la magistratura, quindi le possibili sanzioni a livello amministrativo passano in secondo piano. A noi sta a cuore che la situazione torni alla normalità il prima possibile».
P.GOR.

Brescia Oggi

S. Felice, si indaga per avvelenamento

L’EMERGENZA ACQUA INFETTA. Aperto un fascicolo a carico di ignoti per gli oltre mille casi di gastroenterite. Incaricati degli accertamenti i carabinieri del Nas
Al via le verifiche: gli inquirenti cercano eventuali omissioni soprattutto nelle procedure di potabilizzazione della rete

La distribuzione dell’acqua

L’acqua al Clostridium di San Felice del Benaco è finita sul tavolo del pm Paolo Abritti della procura di Brescia.
Il sostituto procuratore ha aperto un fascicolo sulla vicenda che ha fatto finire al pronto soccorso 1200 persone per aver bevuto acqua infettata dal batterio e ha fatto partire la stagione turistica in salita.
L’ipotesi di reato indicata sul fascicolo è di «avvelenamento delle acque». Presunti responsabili, per ora, non ne sono stati individuati: il fascicolo è a carico di ignoti. Sarà compito dei carabinieri dei Nas, che hanno avuto delega per le indagini dal pm, effettuare tutti i controlli e le verifiche per stabilire le eventuali responsabilità. I controlli e le verifiche sono già iniziati in attesa che la situazione si normalizzi e che abitanti di San Felice, turisti e vacanzieri, smettano di stare male. Dai primissimi accertamenti pare possibile ipotizzare che nel processo di potabilizzazione dell’acqua – l’acquedotto di San Felice pesca direttamente dal lago – sia stato omesso o trascurato qualche passaggio, mettendo a rischio la qualità finale dell’acqua. Ma è ancora presto per avanzare ipotesi, la ricostruzione di quanto accaduto nelle tubature dell’acquedotto potrà essere completata solo al termine delle indagini, Solo quando tutti i passaggi per la potabilizzazione saranno verificati, le condizioni dell’impianto e dei filtri verificate dagli investigatori, sarà possibile anche attribuire le responsabilità. E il fascicolo non sarà più a carico di ognoti, ma compariranno i nomi di eventuali indagati. 
L’acqua contaminata dal batterio Clostridium perfrigens ha fatto «strage» a San Felice. Sono ricorse alle cure mediche 1.200 persone: tutti per gastroenterite. Nulla di gravissimo, ma le strutture sanitarie hanno dovuto fronteggiare una situazione d’emergenza. Da martedì scorso un’ordinanza del sindaco Paolo Rosa vieta l’uso dell’acqua dell’acquedotto del Consorzio Garda Uno. L’ordinanza è ancora in vigore. L’acqua non può essere bevuta, nè usata per cucinare, nè tantomeno per lavarsi i denti e si invita la popolazione a fare attenzione anche con la doccia a non ingerire accidentalmente acqua. I controlli di Garda Uno rassicurano, tutte le verifiche sono negative e gli esami stabiliscono che l’acqua è potabile. Ma prima che l’acqua finisca nuovamente nei bicchieri è probabile che passi ancora del tempo. (Wilma Petenzi)

Bresciaoggi

«Noi, arrabbiati e impauriti»

IN PAESE. Una nuova ordinanza fornisce anche una serie di consigli per evitare il contagio attraverso persone malate. La mobilitazione dei ristoratori: «Rischiamo la stagione»

La Comunità del Garda in campo: «La comunicazione sulla vicenda è stata tardiva qualcuno dovrà risponderne»

San Felice è un paese triste. Triste e arrabbiato. Nel pomeriggio di ieri il primo cittadino Paolo Rosa ha convocato un nuovo tavolo di coordinamento alla presenza dell’Asl e dell’azienda gestore dell’acquedotto dal quale è emerso che «è terminata una prima operazione di bonifica dell’acquedotto comunale in emergenza disposta dall’Asl al gestore Garda Uno e attuata sotto la loro stretta vigilanza – spiega -. Al termine sono stati prelevati campioni d’acqua che sono stati inviati ai laboratori di sanità pubblica per le analisi. L’amministrazione rimane in attesa di ricevere dall’Asl informazioni a riguardo». Nel frattempo continua a essere in vigore l’ordinanza che vieta l’uso a scopo alimentare dell’acqua e ieri sono state diffuse nuove indicazioni anche per la disinfestazione dei sanitari utilizzati dalle persone colpite da gastroenterite.
Intanto oggi alle 18 al ristorante La Dispensa davanti al Palazzo ex Monte di Pietà ci sarà una riunione per informare della situazione i titolari di attività. «Siamo chiusi da una settimana – dice il gestore del locale Roberti Bontempi – Vogliamo capire perché per 15 giorni abbiamo dato acqua inquinata ai clienti senza che nessuno ci dicesse qualcosa mentre le gente andava in ospedale a Gavardo, siamo incattiviti per la mancanza di sostegno e di informazioni».
Il desiderio generale è che «Chi ha sbagliato deve pagare». «Quello che fa rabbia – dice Luca, 24 anni – è che c’è gente che ancora fa appello alla sfortuna e difende Garda Uno». Una delle ipotesi che rimbalza di bocca in bocca e quella di un’infiltrazione di acqua nere, che un idraulico smentisce: «Sono stupidate, perché se c’è un guasto alle fogne e l’acqua a uscire per le tante atmosfere e non viceversa. Spero che quando hanno guardato i filtri ci fosse qualcuno a supervisionare. Se c’è un’infiltrazione in una rete, non può essere che si sparga a tutto il paese». «È a dir poco vergognoso quello che è successo – lamenta la titolare di una pizzeria – Siamo fermi da 8 giorni e ci stiamo giocando la stagione».
Intanto prende posizione anche la Comunità del Garda. «La comunicazione sull’emergenza è stata colposamente tardiva e qualcuno dovrà risponderne – commenta il segretario Pierlucio Ceresa -. A nostro giudizio l’amministrazione comunale, alla quale va la nostra solidarietà, non ha colpe. Altri enti avrebbero dovuto dare indicazioni pratiche in tempi più stretti. A fare le spese di questa mancanza di informazione i residenti ma ancor più gli stranieri, che non sono pochi, visto che San Felice conta 500mila presenze l’anno. Solo per citare un caso: gli albergatori davano thè caldo ai loro ospiti al maniferstarsi dei disturbi ed erano in buonissima fede; nessuno aveva detto loro che l’acqua non andava consumata anche se bollita». La preoccupazione maggiore per la Comunità è il possibile danno di immagine per tutto il territorio gardesano. «La situazione è sotto controllo e non deve generare panico. Per questo siamo in contatto con l’Enit affinchè nei paesi storicamente affezionati al Garda non si diffondano notizie allarmistiche». (E.GR. e P.GORL.)


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